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3 consigli per iniziare a fare raccolta fondi con le aziende

Corporate fundraising

Nessuna non profit che abbia come punto di riferimento la trasparenza ha paura di parlare di denaro e grandi donatori. Ecco per te alcuni consigli su come iniziare a fare fundraising con le aziende per una buona causa di advocacy.

Non avere paura di chiedere anche alle aziende

In un suo recente post, Matteo Mainardi ci ha parlato di come costruire una campagna per il cambiamento. Qui su ZaiNoprofit ho condiviso con te vari spunti su come massimizzare la tua raccolta fondi per una causa sociale, oggi voglio introdurre un argomento nuovo e oggetto di dibattito non solo tecnico ma anche di carattere etico e legale: la raccolta fondi con le aziende. Infatti una buona campagna per il cambiamento sociale può offrire ottime opportunità di collaborazione con le aziende. Perché sprecarle?

Per la politica e l’associazionismo che si occupa di sensibilizzazione sociale e istituzionale per me c’è un motto che vale per tutti gli ambiti della raccolta fondi: non c’è paura di parlare di denaro dove regna la trasparenza e il rispetto delle regole.

In Italia e all’estero la crisi dei meccanismi democratici ha portato i legislatori e gli addetti ai lavori a interrogarsi su come regolare i finanziamenti dai grandi donatori alle associazioni e ai partiti, talvolta esagerando e rischiando perfino di criminalizzare il mondo non profit con sospetto e barriere burocratiche difficili da sormontare (si veda la legge Spazzacorrotti, in particolare nelle sue interpretazioni precedenti ai decreti correttivi giunti dopo le contestazioni di gran parte del Terzo Settore) altre volte senza intervenire in maniera fattiva per non indispettire i grandi lobbisti (ne è un esempio il dibattito americano sul limite per le donazioni politiche da parte dei miliardari e dei grandi portatori di interesse economici come le grandi aziende e i consorzi).

Ci tenevo a condividere con te questa premessa, ma passiamo subito ai miei tre consigli per iniziare a fare corporate fundraising.

1. Sono gli obiettivi a fare la partnership, non viceversa

È la regola d’oro e non può che essere la numero uno: se la tua associazione porta avanti battaglie per il cambiamento, la tua agenda non può essere influenzata dai partner. Lo si deve alla funzione sociale di partiti e organizzazioni di advocacy e agli individui che sostengono e animano queste realtà. Insieme agli adempimenti di trasparenza previsti dalla legge è un requisito a mio avviso fondamentale per iniziare a fare corporate fundraising.

2. Crea un database delle aziende vicine alla tua mission

Nessuno meglio di voi che lavorate direttamente alla vostra buona causa conosce i soggetti economici portatori di interesse che gravitano attorno al vostro obiettivo di cambiamento nella società. Presentare una offerta di raccolta fondi a un’azienda non è molto diverso che a un individuo.

Ho già parlato in un post precedente dei 4 scenari per il tuo caso di raccolta fondi. Alle aziende proponiamo solitamente un investimento, un caso che illustra un potenziale futuro positivo di cui può godere la collettività e con essa il nostro interlocutore. Ma come individuiamo queste aziende?

  • Conoscenza delle aziende che hanno un forte legame con il territorio in cui operiamo;
  • Conoscenza diretta delle realtà che operano nel settore in cui vogliamo intervenire con la nostra battaglia per il cambiamento (un esempio legato alla realtà in cui attualmente lavoro: legalizzazione della cannabis non può che essere un argomento di massimo interesse per i produttori di cannabis light);
  • Partecipando a webinar e a conferenze tematiche vicine alle tue battaglie: gli sponsor di fiere e dibattiti sono tecnicamente investitori in responsabilità sociale d’impresa. Prendi nota dei nomi dei relatori e dei responsabili delle realtà partecipanti. Cercali su Linkedin, cerca i loro recapiti nelle slide delle loro presentazioni.

3. Cura la presentazione: un progetto ben redatto e impaginato è un ottimo biglietto da visita

Non hai idea di quanto possa contare una buona presentazione del tuo progetto. Gli strumenti che permettono anche ai profani di impaginare in maniera quasi professionale sono tantissimi e perfino gratuiti (io uso Canva, che mette pure a disposizione delle non profit una versione gratuita).

Metti in evidenza un’analisi approfondita del contesto, esponi gli obiettivi della tua campagna, il target della tua comunicazioni, le azioni che vuoi mettere in campo e gli obiettivi della partnership che vuoi proporre al tuo interlocutore. Una brochure ben curata è il lasciapassare per un incontro con l’azienda con cui vuoi avviare una collaborazione.

La trasparenza prima di tutto

L’ho ripetuto tante volte in questo post: essere trasparenti è condizione necessaria di una campagna di raccolta fondi credibile per una causa di advocacy. Perché ad esempio non prevedere come politica dell’associazione la pubblicazione di tutte le donazioni dei grandi donatori in una pagina del nostro sito?

Tu hai avuto successo con il corporate fundraising per la tua campagna? Vuoi condividere delle domande con i lettori di ZaiNoprofit? Scrivi nei commenti, non vedo l’ora di leggerti!

Foto profilo di Leonardo Monaco
leonardo@zainoprofit.org